“in diciannove anni Jean Valjean, l'inoffensivo potatore di Faverolles, grazie al trattamento della prigione era diventato il temibile galeotto di Tolone, capace di due specie di cattive azioni: di un misfatto rapido, impremeditato, istintivo, da compiersi in uno stato di stordimento come rappresaglia per il male sofferto; oppure anche di un misfatto grave, serio, discusso nella coscienza e premeditato con quel falso raziocinio che danno simili sciagure. Le sue premeditazioni passavano per le tre fasi successive che soltanto le nature di una certa tempra possono percorrere: ragionamento, volontà, ostinazione.”
“Prima della rivoluzione, quando un gran personaggio, un maresciallo di Francia, un duca e pari o un principe attraversava una città di quelle regioni, la rappresentanza municipale si recava a fargli un discorso e gli presentava quattro ciotole d'argento in cui erano stati versati quattro vini diversi; sulla prima tazza si leggeva quest'iscrizione: vino di scimma, sulla seconda: vino di leone, sulla terza: vino di montone e sulla quarta: vino di porco. Quelle quattro leggende esprimevano i quattro gradi pei quali discende l'ubriaco: la prima ebbrezza, quella che rallegra; la seconda, quella che eccita; la terza quella che inebetisce e la quarta, finalmente, quella che abbrutisce.”
“Lo sguardo delle donne assomiglia a certi congegni tranquilli in apparenza ma formidabili.Vi si passa vicino tutti i giorni pacificamente e impunemente, senza dubitare di nulla. Viene il momento in cui ci si dimentica anche che quella cosa è là. Si va, si viene, si sogna, si parla, si ride. A un tratto ci si sente presi! E' finita. Il congegno vi ha preso, lo sguardo vi ha catturato.Vi ha preso, non importa dove, né come, per una parte qualsiasi del vostro pensiero, per una distrazione. Un concatenamento di forze misteriose si impadronisce di voi. Vi dibattete invano. Non ci sono più soccorsi umani possibili. Cadete di ingranaggio in ingranaggio, di angoscia in angoscia, di tortura in tortura, voi, il vostro spirito, le vostre fortune, il vostro avvenire, l'anima vostra; e, a seconda che siate in potere di una creatura cattiva o di un nobile cuore, non uscirete da quella spaventosa macchina che sfigurato dalla vergogna o trasfigurato dalla passione.”
“Quel che aveva visto, non era l'occhio ingenuo e semplice d'una bimba, ma un abisso misterioso, che s'era socchiuso e poi rinserrato bruscamente. V'è un giorno in cui ogni fanciulla guarda in quel modo. Disgraziato colui che si trova davanti a quello sguardo!Quel primo sguardo di un'anima che non si conosce ancora è come l'alba nel cielo: è il destarsi di qualche cosa di radioso e d'ignoto. Nulla saprebbe rendere il fascino pericoloso di quel bagliore inatteso, che rischiara vagamente ad un tratto tenebre adorabili e si compone di tutta l'innocenza del presente e di tutta la passione dell'avvenire. È una tenerezza indecisa che si rivela chissà perché e aspetta; è un agguato che l'innocenza tende a sua insaputa e nel quale essa prende i cuori, senza volerlo né saperlo; è una vergine, che guarda come una donna.È raro che là dove esso cade non nasca una profonda meditazione da quello sguardo. Tutta la purezza e ogni ardore si concentrano in quel raggio celeste e fatale, che, più delle occhiate meglio studiate delle civette, ha il magico potere di far sbocciare subitamente nel fondo di un'anima quel fiore cupo, pieno di profumi e veleni, che si chiama l'amore.”
“In realtà il patibolo, quando è lì, drizzato, ha alcunché d'allucinante. Si può avere una certa indifferenza a proposito della pena di morte, non pronunciarsi, dire di sì e no, fino a quando non si è visto coi propri occhi una ghigliottina; ma se avviene d'incontrarne una, la scossa è violenta e bisogna decidersi a prendere partito pro o contro di essa. Taluni, come il De Maistre, ammirano; altri, come il Beccaria, esecrano. La ghigliottina concreta la legge: si chiama vendetta, ma non è neutra e non vi permette di restar neutro. Chi la scorge freme del più misterioso dei fremiti. Tutte le questioni sociali drizzano intorno alla mannaia il loro punto interrogativo. Il patibolo è una visione; ma non è una costruzione, ma non è una macchina, ma non è un inerte meccanismo fatto di legno, di ferro e di corde. Sembra ch'esso sia una specie d'essere con non so qual cupa iniziativa; si direbbe che quella costruzione veda, che quella macchina senta, che quel meccanismo capisca, che quel legno, quel ferro e quelle corde vogliano. Nella spaventosa fantasticheria in cui la sua presenza getta l'anima, il patibolo appare terribile e sembra partecipe di quello che fa.È il complice del carnefice: divora, mangia la carne,beve il sangue. Il patibolo è una specie di mostro fabbricato dal giudice e dal falegname, uno spettro che sembra vivere d'una specie di vita spaventevole, fatta di tutta la morte che ha dato.”
“Kawan-kawan semua, dimasa yang akan datang tidak boleh lagi ada kegelapan, tidak juga desingan peluru. tidak ada lagi kebodohan yang begitu keji atau pertimpahan darah. Karena tak ada lagi setan, maka tak akan ada lagi malaikat. Di masa depan tidak boleh ada lagi manusia membantai sesamanya, bumi akan menjadi terang, umat manusia akan saling mencinta. akan tiba suatu hari ketika semuanya terasa damai, harmonis, terang benderang, menggembirakan dan begitu hidup. Hari itu akan datang dan itulah sebabnya mengapa kita akan menyongsong maut.”